Pluriclassi di montagna: da necessità a risorsa
Le nuove tecnologie nelle scuole di montagna
Alpi365 Lingotto Fiere
Torino 05 ottobre 2007
dott. Walter Cesana - Supervisore del tirocinio universitario presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino dell’Università di Torino
Le pluriclassi in montagna: una specificità pedagogica, educativa e didattica efficace ed attuale nel contesto regionale ed europeo
Ringrazio vivamente la Regione Piemonte e l’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte nelle persone degli Assessori Regionali Bruna Sibille e Giovanna Pentenero e del Direttore Generale Francesco de Sanctis per aver organizzato questo spazio, appositamente riservato alle pluriclassi di montagna, inteso a travalicare l’ambito prettamente scolastico e ad affrontare la questione come dimensione portante dello sviluppo e del futuro dell’ambiente di montagna.
La relazione del Direttore Generale che mi ha preceduto ha ben evidenziato in modo puntuale ed efficace la situazione attuale delle scuole di montagna in Piemonte fornendo una fotografia precisa della realtà, non limitata a fornire statistiche e numeri, ma rivolta verso linee di sviluppo socio-economico-culturale-ambientale estremamente interessanti per il futuro del territorio montano e delle piccole comunità delle vallate alpine.
Su questa strada vorrei soffermarmi per un breve approfondimento su alcune considerazioni di fondo che pongono le piccole scuole di montagna: da dove veniamo?, chi siamo?, dove andiamo?
DA DOVE VENIAMO?
Non da oggi affrontiamo questa problematica: la battaglia per la tutela e la difesa delle scuole pluriclassi di montagna risale a circa vent’anni fa quando, in seguito alle disposizioni normative della cosiddetta “razionalizzazione” della rete scolastica italiana, seguendo la fredda logica dei numeri si cominciò a sopprimere le sedi delle piccole scuole montane perché non rientranti nel quorum dei parametri previsti dalla legge.
A livello piemontese e segnatamente cuneese (non dimentichiamo che in allora nella sola provincia di Cuneo era ubicata la metà delle pluriclassi di montagna dell’intero territorio nazionale) vi fu una sollevazione massiccia delle amministrazioni locali e soprattutto della popolazione che vedeva scomparire un baluardo sociale e di vita di primaria importanza e ne risentiva come un colpo mortale per le già disagiate zone montane.
Fin dall’inizio, però, si affacciò subito una modalità nuova di contrasto ad una imposizione legislativa considerata profondamente penalizzante ed ingiusta: non si tendeva a difendere tout court la “scuoletta sul bricco” in modo campanilistico, ma al contrario questa occasione provocò l’apertura di un dibattito sul valore sociale, culturale, educativo ed economico che la presenza della scuola significava per le valli e le comunità di montagna.
Con posizioni dialettiche e pluraliste, con il coinvolgimento di una molteplicità di enti, associazioni e cittadini delle più diverse appartenenze socio-politiche, si superarono logiche localistiche chiuse e ristrette e si cominciarono ad elaborare proposte di costituzione di consorzi, di reti di scuole, di potenziamento del servizio scolastico in un’ottica di rilancio e di salvaguardia del futuro dei ragazzi e dei giovani e di tutela irrinunciabile della dignità delle popolazioni di montagna!
Il Distretto Scolastico n. 60 di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), comprendente le Valli Stura, Gesso, Vermenagna e Pesio, lanciò una raccolta di firme a sostegno di una petizione popolare da presentare alle massime cariche dello Stato.
La risposta fu enorme, si mobilitarono sindaci, comunità montane (prima fra tutte la Comunità Montana Valle Stura il cui presidente Livio Quaranta fu uno dei più convinti sostenitori), parroci, sindacalisti, insegnanti, enti locali, associazioni e movimenti culturali ed in meno di un mese si raccolsero ben 12.000 firme tutte di cittadini di piccoli comuni di montagna delle valli cuneesi. Fu un risultato straordinario ed ancora commuove il ricordo di tanti anziani che in fila, spesso in giornate dal clima rigido o durante nevicate, aspettavano pazientemente di poter firmare sospirando “Se tolgono anche la scuola per i nostri nipoti è la morte della montagna!”.
Mentre si svolgeva tale raccolta arrivò la richiesta di estendere l’iniziativa a tutte le altre province montane del Piemonte, e addirittura il Distretto di Borgo San Dalmazzo fu contattato da comunità montane della Lombardia, del Trentino, del Veneto e del Friuli per costituire un fronte massiccio di difesa delle scuole di montagna, ma per l’urgenza di dover presentare al Parlamento e soprattutto al ministero della pubblica istruzione la richiesta di sospensiva o deroga dell’applicazione della normativa e per le poche forze organizzative di cui disponeva un organismo scolastico operante su un piccolo territorio, si dovette chiudere la raccolta.
L’eco sulla stampa locale e regionale fu comunque notevole e le pluriclassi di montagna diventarono oggetto di dibattiti, convegni, ordini del giorno di Comuni, di enti locali e di assemblee di cittadini.
La petizione fu consegnata da chi vi parla, direttamente nelle mani del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, della presidente della Camera Nilde Iotti e del ministro della pubblica istruzione Gerardo Bianco.
Da tutte le massime cariche dello Stato vi fu un’accoglienza di grande disponibilità ed attenzione verso il problema, purtroppo, però, solo in parte si riuscì a raggiungere lo scopo, grazie a battaglie di alcuni parlamentari, tra i quali ricordo Sergio Soave di Savigliano e Adolfo Sarti di Cuneo. Alla norma che prevedeva deroghe “per le piccole isole” si ebbe l’aggiunta “e delle zone di montagna”, ma a quest’ultime venivano richieste caratteristiche estreme di disagio, di mancanza di strade e di collegamenti ecc, e così la mannaia numerica ministeriale cancellò decine e decine di piccole scuole di montagna.
Tale situazione continuò, ahimè, fino all’emanazione della legge sull’Autonomia scolastica che pose finalmente un primo alt alla razionalizzazione selvaggia e cominciò a coinvolgere Enti Locali ed Amministrazioni Pubbliche del territorio circa le decisioni di mantenimento e localizzazione delle piccole scuole.
CHI SIAMO ?
Oggi le pluriclassi sono regolate dal Decreto Ministeriale 331/98 il quale stabilisce ancora un numero: 12 alunni!, ma la grande novità è l’intervento della Regione che può farsi carico di determinate situazioni e può assegnare fondi per l’assunzione temporanea di un docente ed intervenire per garantire il mantenimento della scuola pluriclasse.
Ed è proprio grazie all’intervento della Regione Piemonte che si è finalmente messa in discussione la fredda logica dei numeri ed i risultati sono già tangibili, cito due esempi:
1) in Valle Stura, dove è partita la prima di queste esperienze, a Vinadio negli ultimi quattro anni scolastici si è potuto garantire piena funzionalità alla scuola primaria con un’insegnante incaricata dalla Regione e consentendo a diverse famiglie di rimanere e non abbandonare la valle;
2) in Valle Gesso a Valdieri si è potuta salvare la locale scuola media che ha funzionato per due anni con pluriclassi e quest’anno è tornata ad avere i numeri per le monoclassi , aprendo così la strada ad una nuova sperimentazione: le pluriclassi possono anche essere un momento transitorio che consente di mantenere la scuola in montagna e nel contempo arricchire e diversificare l’offerta formativa.
La sensibilità e la cultura verso la valorizzazione delle pluriclassi ha dunque fatto passi avanti.
E’ anche giusto ricordare che in questi anni grazie all’opera spesso silenziosa ed instancabile di insegnanti, dirigenti, personale scolastico e soprattutto alunni e famiglie si è fatto un grande salto di qualità sull’offerta formativa delle pluriclassi di montagna.
Nuove tecnologie, multimedialità, progetti, laboratori, sperimentazioni, multiculturalità, plurilinguismo, esperienze didattiche e pedagogiche innovative ed attualissime sono prassi quotidiana nelle pluriclassi di montagna, e basta girare le valli ed entrare in questi microcosmi per accorgersi della valenza di eccellenza di quanto viene svolto.
Per supportare queste affermazioni potrei citare una valanga di attività, una moltitudine di progetti che vengono svolti quotidianamente nelle piccole scuole delle nostre valli alpine.
Mi limito a qualche esempio:
- in Valle Maira il Circolo didattico di Dronero ha predisposto anche per il corrente anno scolastico 2007/2008 il Progetto “Pluriclassi in valle” che coinvolge e vede interagire tutti i plessi scolastici della valle da Dronero a Prazzo e si articola nelle sezioni “Lingue minoritarie”, “Lou bia e lou pan”, “girando intorno all’arte”, “Topi di biblioteca”, “Sport”.
In questo progetto di rete trova collocazione anche l’unica alunna rimasta nella scuola più alta della valle, quella di Elva. Purtroppo i mass media anche a livello nazionale hanno fatto passare un messaggio ambiguo e falsato tipo “in montagna una scuola per un’alunna”. Non è così nella realtà, l’alunna in questione interagisce e lavora sia nella scuola di Elva (grazie anche all’ausilio tecnologico e multimediale) e sia con gli altri alunni della scuola pluriclasse di Prazzo che raccoglie i ragazzi dell’alta valle con i quali può relazionarsi, socializzare e condividere percorsi cognitivi ed educativi di crescita. Proprio nella scuola elementare di Prazzo da diversi anni l’utilizzo di tecnologie multimediali nel 2003 ha consentito addirittura la realizzazione di un film interamente interpretato dagli alunni della pluriclasse, “Piròt en fiet d’en bot” (regia Sandro Gastinelli) che è paradigmatico di quanto una pluriclasse può sviluppare in quanto ad espressività e comunicazione in ambiente di montagna.
- In Valle Stura l’Istituto Comprensivo di Demonte sviluppa progetti che utilizzano il territorio come prezioso laboratorio di apprendimento e come “organizzatore di opportunità”, attraverso un lavoro in rete di tutti i plessi della valle, da Piano Quinto di Roccasparvera a Vinadio. Nella scuola elementare di Festiona ai vari progetti con produzioni di cd, dvd, video ecc. si è aggiunta ultimamente una strumentazione d’avanguardia con la lavagna interattiva con collegamenti diretti in video con le altre scuole della Valle e con internet: una vera rivoluzione multimediale ed una occasione di crescita e di comunicazione eccezionale in grado di abbattere ogni residuo ipotetico concetto di isolamento e di chiusura delle piccole scuole di montagna! L’insegnante di Festiona che lavora da 17 anni in questa pluriclasse afferma con convinzione che, potendo scegliere, non cambierebbe mai l’esperienza della pluriclasse con una monoclasse per i risultati positivi che ha visto crescere in questi ultimi anni ed afferma che: “La pluriclasse è stimolante, ti invoglia a cercare sempre, a scoprire il nuovo ed a valorizzare quello che hai intorno,è una vera scuola attiva e di ricerca-azione, di socializzazione, di interazione, di relazioni forti che si costruiscono spontaneamente tra “piccoli” e “grandi”, è soprattutto una scuola di vita!” .
La dimensione ottimale del piccolo gruppo in una pluriclasse, costituito in vario modo in funzione dell’attività in programma, infatti, costruisce e favorisce dinamiche relazionali, emotive e cognitive specifiche ed uniche. Nella tipica situazione di “orientamento al compito”, il contributo personale e l’interscambio co-operativo, ma anche il vicendevole sostegno nelle difficoltà ed il confronto produttivo, incrementano la coesione, la partecipazione e l’incentivazione delle potenzialità e delle risorse individuali.
Dal punto di vista della socializzazione globale, l’appartenenza dell’intera classe al medesimo tessuto culturale e l’opportunità di entrare costantemente in contatto con gli elementi socio-ambientali e familiari comuni ai coetanei, offre ai bambini continui stimoli per un profondo coinvolgimento sociale in piena immersione nelle problematiche (positive e negative) che oggi si pongono a livello generale, la valle non è un’isola fuori dal mondo! A scuola atteggiamenti di accoglienza, comprensione reciproca e solidarietà sono frequenti nelle comunicazioni interpersonali del piccolo gruppo.
Nella pluriclasse la dinamica di gruppo si identifica di solito nel riferimento costante dei bambini al leader di prestigio, ruolo che di solito viene attribuito ad un compagno della classe superiore. Il bisogno di approvazione e di riconoscimento di ognuno coincide così, in molte situazione concrete, con una forte spinta all’emulazione, naturalmente contenuta dall’impostazione flessibile e democratica e dal carattere non competitivo di un contesto scolastico portato a valutare i processi più che i prodotti in termini di progresso e non solo di risultato. Lo spazio per la crescita della propria personalità viene infatti tutelato e garantito ad ogni alunno da regole comuni condivise, al cui rispetto essi si sollecitano reciprocamente e spesso autonomamente. I bambini di età diversa imparano velocemente a lavorare in un’atmosfera comunitaria ed in un clima postivo, anche quando operano individualmente. Le varie attività, d’altra parte, possono essere efficacemente alternate secondo un disegno organizzativo coerente che tiene conto dell’unitarietà dell’insegnamento-apprendimento, realizzato in modo da non produrre interferenze e da massimizzare la concentrazione nel rispetto dei tempi, dei ritmi e degli stili di ogni bambino.
L’utilizzo dell’ambiente montagna come grande laboratorio educativo e didattico consente la realizzazione di una molteplicità di progetti di ricerca e scoperta del territorio nelle sue specifiche risorse e potenzialità fa apprezzare ed amare la montagna da parte dei ragazzi contribuendo a sfatare l’idea che « da grande dovrò andar via…».
Ecco emergere dunque un piano dell’offerta formativa che va ben oltre la sfera scolastica contribuendo ad assicurare al bambino, alla comunità scolastica e alla comunità sociale locale montana un pieno sviluppo quindi un futuro inserito nella più vasta comunità nazionale ed europea. Le nuove tecnologie ed i progetti realizzati con strumenti informatici e multimediali svolti in questi anni hanno certamente contribuito a rafforzare questa idea e mentre fino a poco tempo fa questa sembrava una battaglia perduta, oggi comincia ad esserci un ritorno e la funzione positiva della pluriclasse è molto apprezzata dai genitori.
Ancora l’insegnante della pluriclasse di Festiona sottolinea come tra i suoi ex alunni degli ultimi anni molti abbiano conseguito la laurea con votazioni alte: 3 ingegneri, 1 scienze forestali, 1 lingue straniere, 1 giurisprudenza ed altri abbiano seguito scuole professionali e stiamo per avviare attività lavorative in proprio nella valle.
- In Valle Gesso la scuola media di Valdieri ha vissuto l’esperienza della pluriclasse nei due ultimi anni scolastici e gli insegnanti, che hanno sperimentato per la prima volta questa organizzazione, ne danno un giudizio estremamente positivo. Sono stati sviluppati parecchi progetti in collaborazione con il Parco delle Alpi Marittime, ad esempio “La Via dei Tait”, “Macro e Microeconomie della Valle Gesso”, “Il Parco d’Inverno”, “Riciclando-riciclando”, e sono tuttora in corso attività come “Corso di Organetto”, “Lezione in classe e al Parco”, “Collaborazione con il Collège Jean-Franco di Saint-Étienne”, “Progetto Via Alpina” che vedono il territorio montano di riferimento travalicare le Alpi e interagire con il versante francese in pieno spirito educativo europeo. Si cita a titolo di esempio il Progetto “Via Alpina” che vede come scuole partner la Scuola Media di Valdieri (classi I –pluriclasse II- III G) e Collège di Saint-Etienne de Tinée - Collège Charles III di Monaco, con ente promotore il Club Alpin de Monaco. L’obiettivo del Progetto per la Scuola Media di Valdieri, svolto in collaborazione con il Parco delle Alpi Marittime, è lo studio della geologia e della flora montana della Valle Gesso , in particolare di una specie vegetale, il faggio. Sono state organizzate quattro uscite sul territorio: il bosco come ecosistema ( Entracque- Gorge della Reina), gli ambienti invernali del piano montano ( La faggeta di Palanfrè ), i faggi monumentali di San Giacomo di Entracque e la valle glaciale di Moncolombo, legno e pietra-risorsa della montagna ( “ Lou viol di tait “ ). Il prodotto finale ha visto l’allestimento di una mostra con cartelloni esplicativi della geologia del territorio interessato alla ricerca e la realizzazione di Cd la cui presentazione in power point è stata aperta ad alunni, famiglie, popolazione.
- In Val Chisone si svolgono altrettanti ed interessanti progetti, ottima è la metodologia che realizza la peer education con lavoro a piccoli gruppi ed intergruppi efficace e coinvolgente come sopra esplicitato per le pluriclassi della Valle Stura.
Il tempo a disposizione non permette di esplicitare altri numerosi esempi che si potrebbero citare per molte altre valli.
Aggiungo ancora che, in questi ultimi anni, molte di queste scuole si sono convenzionate con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino per accogliere gli studenti che svolgono il tirocinio.
Si tratta questo di un prezioso investimento in quanto gli studenti futuri insegnanti acquisiscono una formazione specifica direttamente nell’ambiente montagna, spesso sono giovani delle valli ai quali viene quindi offerta una prospettiva concreta di vita nel loro ambiente, in una dimensione professionale attuale e aggiornatissima.
DOVE ANDIAMO ?
Occorre proseguire sulla strada ben indicata dal titolo di questo convegno, distinguendo tra pluriclassi di pianura o di periferia cittadina e pluriclassi di montagna.
Infatti mentre per la pianura le pluriclassi rappresentano a volte una scelta “politica” di campanile perché collocate in frazioni o nella periferia di città perfettamente raggiungibili con collegamenti urbani, e vengono mantenute per volere di una Giunta comunale o di qualche personaggio locale, spesso per questioni di comodità e non certo per effettivo bisogno, in montagna la pluriclasse è una necessità.
In montagna la pluriclasse è una realtà che non si può “scegliere” e che mentre in pianura può vedere una composizione quasi omogenea per fasce di età (es. 6+6), in montagna può essere formata da tutte le fasce d’età della scuola primaria (2+3+2+2+3)!
Per questo ci sia permesso avanzare in questa occasione così prestigiosa due proposte concrete, una a livello nazionale ed un’altra a livello europeo:
1) A LIVELLO NAZIONALE: la Circolare Ministeriale 51/07 afferma che le pluriclassi non si sdoppiano se non dopo il superamento di almeno 2 alunni rispetto a quanto previsto dal DM 331/98 ossia oggi si fanno pluriclassi fino a 12+ 2 = 14 alunni, la Regione Piemonte potrebbe farsi carico di chiedere al Governo e al Parlamento di modificare il Decreto Ministeriale 331/98 introducendo accanto al criterio del “numero” anche il criterio delle “FASCE DI ETA’ ”, cioè prevedere lo sdoppiamento di una scuola pluriclasse in funzione del NUMERO DI FASCE DI ETA’ che la compongono.
Esempi puramente indicativi:
- numero di fasce di età 5 sdoppiamento a 10,
- numero di fasce di età 4 sdoppiamento a 12,
- numero di fasce di età 3 sdoppiamento a 14,
- numero di fasce di età 2 sdoppiamento a 16 o 18.
Lo Stato risparmierebbe (soprattutto per quanto concerne le pluriclassi di pianura) ed il servizio sarebbe migliore e potenziato.
2) A LIVELLO EUROPEO: richiedere all’UE maggiore attenzione ed interventi concreti per portare nelle valli di montagna ulteriori servizi scolastici di alto livello oltre la scuola dell’obbligo,Scuole secondarie di secondo grado e di formazione professionale in collegamento con le Università delle regioni transfrontaliere.
A questo proposito si ricorda che lo scorso anno nell’ambito del PROGETTO EUROPEO ALPCITY, di cui la REGIONE PIEMONTE è stata coordinatore, si è elaborata una prima ipotesi di UNA STRUTTURA DI QUESTO TIPO denominata “SCUOLA INTERNAZIONALE ALPI MARITTIME”. Si tratta di un grande progetto di livello europeo in grado di incidere davvero in modo epocale sullo sviluppo delle zone di montagna delle Alpi occidentali con ricaduta su un vasto bacino transfrontaliero Piemonte-Liguria di ponente-Région Provence-Alpes du Sud-Cote d’Azur

La grande sfida di un modello educativo di alto livello è incentrata su:
a) offerta formativa di eccellenza, indirizzata a tutti gli ordini di scuola a cominciare dalla scuola primaria, poi alla scuola media ed infine alla scuola superiore (formazione liceale accanto alla formazione professionale) per la popolazione studentesca locale e per quella che si intende attrarre dalle aree limitrofe: Provincia di Cuneo, Regione Piemonte, Liguria di Ponente, Région Provence Alpes du Sud- Côte d’Azur;
b) superare l’arcaica equazione: “scuola = aula + ora di lezione” per sperimentare orari, ritmi di insegnamento/apprendimento diversificati, uso quotidiano di strumenti informatici e tecnologie multimediali, utilizzo di spazi interni ed esterni alla struttura scolastica attraverso laboratori, uscite, partecipazione ad attività educative specifiche del territorio montano;
c) formazione iniziale e continua dei docenti da realizzare in collegamento anzitutto con l’Università degli Studi di Torino ed anche con altre università francesi ed europee, tenendo come sfondo integratore professionale la specificità del contesto ambientale alpino ed attivando laboratori, stages, seminari, convegni in loco;
d) delineare un modello di scuola capace di vivere un rapporto continuativo di reciprocità con le agenzie e le risorse educative presenti sul territorio, nel quale insegnanti motivati e professionalmente preparati si percepiscano come protagonisti importanti del contesto socio-ambientale e sappiano interagire come operatori di rete ed assumere la specificità della montagna come risorsa trasversale del loro agire che dovrà essere riconosciuto anche attraverso specifiche attestazioni.
e) realizzazione di attività specifiche ed originali che uniscano le risorse ambientali, socio-economiche, culturali, sportive presenti sul territorio con le attività educativo-didattiche scolastiche, ad esempio con la realizzazione di laboratori artigianali, di percorsi turistici, di animazione teatrale, musicale, di espressione artistica grafico-pittorica, di corsi e attività sportive “non solo sci”, ecc.;
f) superare episodiche collaborazioni ed interagire in modo costante con gli enti quali Comuni, Comunità Montane, Parco Alpi Marittime e con le associazioni ed i gruppi operanti sul territorio puntando a proporre il valore della specificità montana come risorsa di vita futura per i giovani a livello europeo ed il percorso scolastico come occasione di formazione e stimolo a nuovi spazi di creatività per uno sviluppo socio-economico montano armonico con l’ambiente
g) assunzione del plurilinguismo come valore fondante della specificità alpina transfrontaliera e come risorsa comunicativa essenziale a livello europeo;
h) valorizzare le lingue nazionali europee oltre l’italiano (inglese, francese, spagnolo, tedesco) e nel contempo le lingue minoritarie dell’arco alpino a cominciare da quella occitana tipica delle Alpi Marittime;
i) realizzazione di un laboratorio linguistico multiculturale internazionale inteso come “casa comune delle lingue europee nazionali e minoritarie” collegato a Università italiane ed internazionali e come luogo di scambi, soggiorni tra studenti di scuole italiane ed estere.
potenziamento dei collegamenti e scambi già esistenti fra le scuole del territorio ed altre realtà transnazionali, e rinforzo di tali legami con nuove offerte di visite, soggiorni, attività specifiche in loco legate allo sport, al turismo, all’educazione ambientale, alla cultura locale;
l) inserimento delle attività di scambio come momenti continuativi del percorso scolastico e delle attività di rete come metodologia importante dei percorsi di insegnamento/apprendimento
m) azione congiunta di un protocollo co-educativo tra Ministero Pubblica Istruzione-Direzione Scolastica Regionale ed altre agenzie del territorio, prime fra tutte il Parco delle Alpi Marittime ed il Parco del Mercantour, la Comunità Montana Valle Stura e quella delle Valli Gesso e Vermenagna, le altre Comunità Montane delle valli cuneesi e piemontesi.
n) soggiorni temporanei, stagionali, diversificati, sia durante l’anno scolastico e sia nella stagione estiva rivolti ai bambini, ai ragazzi e agli studenti universitari italiani ed europei con un programma mirato ad attività di studio, di sport, di svago e tempo libero come scoperta delle risorse del territorio (dalle tradizioni socio-culturali a quelle enogastronomiche).
Da una precisa e capillare indagine condotta nel 2006 è emersa una tendenza di parecchie famiglie a mandare a studiare i figli nelle città di fondovalle e pianura, perché si pensa che l’offerta formativa sia migliore.
Questo progetto può essere lo strumento per riuscire a far comprendere ai genitori la pregnante valenza educativo didattica che una struttura scolastica diversa, classi meno numerose ed un ambiente ricco di risorse e di servizi specifici possano attivarsi in loco.
Per superare posizioni di scetticismo emerge, dunque, la responsabilità che attende tutti nel promuovere davvero la realizzazione concreta di una struttura scolastica di alto livello, diversa dall’attuale modello di scuola-istituzione-istruzione per approdare ad una struttura che sia contemporaneamente una risorsa per i ragazzi ed un motore per il territorio e per tutta la comunità locale transfrontaliera.
Questo offrirebbe un motivo valido ai residenti di continuare a vivere in montagna e potrebbe attrarre l’attenzione di persone e famiglie che non risiedono in valle, per le quali iscrivere i propri figli in un tale istituto potrebbe essere interessante e alternativo.
Con l’aiuto di casi studio già esistenti e con l’analisi di realtà concrete confrontabili,ad esempio quella del Liceo della Montagna di Valdeblore (Francia), proprio sul vicino versante francese alpino, si pensa di realizzare una struttura inserendovi tutta una serie di attività disciplinari ed interdisciplinari che rendano la Scuola di alto profilo educativo e di eccellenza pedagogica.
Una decisiva innovazione è l’apertura della struttura per tutto l’anno con calendario ed orari flessibili e plasmati in rapporto all’alta e diversificata offerta formativa. Saranno previsti moduli orari in grado di venir incontro alle esigenze di genitori che richiedano il tempo pieno per motivi di lavoro, ma nel contempo richiedano un servizio efficace ed un luogo scolastico sereno e positivo e non un parcheggio per i propri figli.
Per questa finalità saranno indispensabili le scelte e le proposte operative degli insegnanti e di altro personale esperto e qualificato che potrà affiancare gli operatori scolastici nella chiarezza dei ruoli e nella valorizzazione delle competenze individuali.

La struttura è ipotizzata come COLLEGE ALPINO EUROPEO in grado di consentire ai ragazzi, adolescenti, giovani, di frequentare una scuola che dia loro una preparazione di alto livello, ma che soprattutto permetta loro di acquisire competenze professionali legate al territorio, puntando molto sul concetto di empowerment, secondo il quale gli individui riescono ad acquisire un senso del sé molto forte e ad avere la padronanza delle proprie capacità ed abilità in un contesto locale interagente con il più vasto contesto europeo in un continuo interscambio culturale ed in prospettive socio-economiche di sbocchi occupazionali.
La “Scuola Internazionale delle Alpi Marittime”, posta nel cuore dell’EUROREGIONE ALPI MEDITERRANEO, partendo dalle pluriclassi della scuola dell’obbligo fino ai gradi più alti di istruzione, si propone come UNA STRUTTURA DI RESPIRO EUROPEO in grado di costituire forte motivazione per i residenti di continuare a vivere in montagna e attrarre l’attenzione di persone e famiglie che non risiedono in valle, per le quali iscrivere i propri figli in un tale istituto potrebbe essere interessante e alternativo e di enorme importanza per lo sviluppo della montagna.